Reporting di sostenibilità ESG e CSRD: cosa cambia per le imprese

La sostenibilità è entrata stabilmente nel linguaggio del bilancio. La CSRD disciplina la rendicontazione societaria di sostenibilità, ma il suo perimetro e il calendario sono stati modificati. Per capire se una specifica impresa sia obbligata, occorre distinguere il quadro europeo, la disciplina italiana applicabile e l’esercizio di riferimento.
Che cos'è la CSRD
La Corporate Sustainability Reporting Directive ha introdotto standard comuni per informazioni comparabili e verificabili, integrate nella relazione sulla gestione. Gli ESRS definiscono il contenuto della rendicontazione per i soggetti cui si applicano. La direttiva UE 2026/470 ha successivamente ristretto il perimetro europeo: descrivere la CSRD come un’estensione inevitabile a tutte le grandi imprese e alle PMI quotate non rappresenta più l’intero quadro.
Chi è coinvolto e con quali tempi
La direttiva UE 2026/470, approvata il 24 febbraio e in vigore dal 18 marzo 2026, porta il riferimento europeo a imprese con oltre 1.000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, con disposizioni per gruppi e soggetti di Paesi terzi. Modifica anche il calendario e prevede regole transitorie; per le modifiche alla rendicontazione il termine di recepimento è il 19 marzo 2027.
Entrata in vigore della direttiva e applicazione delle norme nazionali non sono la stessa cosa. Per un’impresa italiana vanno verificati il recepimento, le disposizioni nazionali applicabili e l’esercizio interessato, senza sostituire il vecchio calendario con una nuova regola automatica. Le richieste di clienti e finanziatori a una PMI non equivalgono, da sole, a un obbligo generale di report CSRD.
Cosa contiene un report di sostenibilità
Un report ESG descrive politiche e dati ambientali, sociali e di governance: emissioni, energia, risorse, personale, sicurezza, controlli e rischi. Contenuto e standard dipendono dal tipo di rendicontazione. Quando è prevista un’attestazione, questa è un incarico distinto dalla preparazione del report e va affidata a un soggetto abilitato nel rispetto dell’indipendenza.
Perché conviene prepararsi per tempo
Dati ESG ordinati possono sostenere il confronto con clienti e finanziatori anche quando il report non è obbligatorio. Il punto di partenza è la richiesta concreta: quali informazioni servono, a chi e con quale frequenza. Una rendicontazione volontaria proporzionata evita attività superflue; non garantisce, da sola, un finanziamento o un risultato commerciale.
La doppia materialità: il cuore della CSRD
La CSRD introduce la doppia materialità: l'impresa valuta sia come i rischi ESG impattano sul proprio business (materialità finanziaria) sia come la propria attività impatta su ambiente e società (materialità di impatto). Un processo strutturato che richiede il coinvolgimento degli stakeholder e una metodologia rigorosa.
Il supporto dello Studio Carollo nella CSRD
Lo Studio offre supporto nell’analisi di doppia materialità, nella raccolta e strutturazione dei dati ESG e nella scelta del percorso di rendicontazione pertinente. Preparazione del report e attestazione sono attività distinte: l’eventuale incarico di attestazione è valutato separatamente, verificando abilitazione, indipendenza e presupposti applicabili. L’obiettivo è un lavoro proporzionato alle esigenze reali dell’organizzazione.
Domande frequenti
Cos’è la CSRD e chi riguarda nel quadro europeo del 2026?
La CSRD disciplina la rendicontazione societaria di sostenibilità. La direttiva UE 2026/470 restringe il perimetro europeo a imprese con oltre 1.000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, con regole per gruppi e soggetti di Paesi terzi. Per una società italiana occorre verificare la disciplina nazionale applicabile, il recepimento delle modifiche e l’esercizio di riferimento; la sola entrata in vigore della direttiva UE non rende automaticamente applicabili tutte le nuove regole nazionali.
Cosa sono gli ESRS?
Gli European Sustainability Reporting Standards stabiliscono come rappresentare le informazioni di sostenibilità per i soggetti cui si applicano. La doppia materialità considera sia gli effetti della sostenibilità sull’impresa sia gli impatti dell’impresa su persone e ambiente. Occorre usare gli standard applicabili all’esercizio rendicontato.
Chi svolge l’attestazione di sostenibilità?
L’attestazione è un incarico distinto dalla preparazione del report e richiede un soggetto abilitato nel rispetto delle regole di indipendenza e obiettività. La qualifica, l’ambito dell’incarico e le condizioni di indipendenza vanno verificati prima del conferimento.
Una PMI non obbligata deve comunque produrre un report?
L’assenza di un obbligo CSRD non crea un obbligo generale di redigere un report. Una PMI può ricevere richieste di dati da clienti o finanziatori: va valutato cosa serve nel rapporto concreto e, se utile, predisposta una rendicontazione volontaria proporzionata.
Fonti normative
- EUR-Lex — direttiva UE 2026/470, perimetro e disposizioni transitorie
- Consiglio UE — approvazione della riforma il 24 febbraio 2026
- MEF — principio italiano di etica e indipendenza per l’attestazione di sostenibilità
Le condizioni applicabili dipendono dal soggetto e dall’esercizio di riferimento: prima di decidere, confrontate i documenti del vostro caso con la disciplina pertinente.